Brochure Mostra della Bibbia - Ed. Casa della Bibbia - pag. 7
La traduzione in latino nota come "Vulgata"
irolamo, insigne studioso, eseguì a Cesarea, intorno all'anno 400, la traduzione in latino dell'Antico e del Nuovo Testamento. Per l'Antico Testamento si servì soprattutto del Testo Ebraico, mentre per il Nuovo Testamento sottopose a revisione la precedente versione "Antica Latina", correggendo i più evidenti errori in base al Testo Greco e smussando le durezze stilistiche della lingua. Questa traduzione prese il nome di "Vlgata", intendendo con questo dire che poteva essere utilizzata da chi non conosceva (più) le antiche lingue in cui i libri della Bibbia erano stati scritti. Essa ebbe una enorme fortuna e, dopo la Riforma Protestante, fu dichiarata dal Concilo di Trento, nel 1546, "Versione ispirata" e "Testo Ufficiale" della Chiesa Cattolica.
Di essa esistono nelle biblioteche d'Europa circa 8000 manoscritti.
La traduzione inglese di John WYcliffe
l latino era caduto via via in disuso nel corso dei secoli; del resto, in certi paesi d'Europa, non era stato mai parlato dal popolo. Le persone che frequentavano le chiese non riuscivano a capire nulla dei testi biblici quando (e se) questi venivano letti in latino durante le cerimonie religiose.
Le traduzioni della Bibbia nelle lingue parlate "moderne" si sarebbero sviluppate nei secoli XVI e XVII (ne parleremo fra poco); ma non possiamo passare sotto silenzio un precursore del XIV secolo, John Wycliffe. Era costui un umanista di Oxford, un antesignano della Riforma in Inghilterra. Intorno al 1380, una rinnovata comprensione del Vangelo lo indusse a tradurre la Bibbia nell'inglese parlato dalla gente ordinaria, partendo dalla latina Vulgata. Di quella traduzione se ne fecero in seguito parecchie copie a mano, con grande fatica (la stampa non era ancora stata inventata).
A John Wycliffe si intitola oggi una Missione per la traduzione della Bibbia in tutte le lingue del mondo.
La grande svolta del Sec. XV: la stampa a caratteri mobili
bbiamo già detto che a Gutenberg, tecnico tedesco, va attribuita l'invenzione della stampa a caratteri mobili metallici (chiamati "tipi", da cui la parola "tipografia"). Era da poco passato l'anno 1450, e si poteva ben dire che stava finendo un'epoca. Finalmente, non sarebber più stato necessario copiare a mano i testi, con un lavoro lunghissimo e costoso.
Col nuovo metodo, una volta composte le matrici, si sarebbero ottenute meccanicamente innumerevoli copie, tutte uguali e a basso costo. E non fu certo un caso (da nessun punto di vista) che il primo libro stampato sia stata proprio la Bibbia. Da quel giorno ne sono state stampate , in tutte le lingue, milioni e milioni di copie. Ci è caro riportare qui le parole sche scrisse il Gutenberg in occasione di quel grande fatto storico:
"Dio soffre perchè una grande moltitudine di persone non può essere raggiunta per mezzo della Parola Sacra; la Verità è prigioniera in un piccolo numero di manoscritti che racchiudono tesori.
Rompiamo dunque il sigillo che li lega, diamo ali alla Verità! Che essi non siano più scritti a mano con grandi costi, per mezzo di mani che si affaticano; ma che essi volino, moltiplicati da una macchina che non si stanca; e che la Parola di Dio raggiunga tutti gli uomini!".