Brochure Mostra della Bibbia - Ed. Casa della Bibbia - pag. 3

Una domanda legittima: dove sono finiti gli originali?
hi prende in mano oggi la Bibbia ha il diritto di chiedersi: su quali fonti si basa questo testo? Sono ancora disponibili in qualche biblioteca o museo i manoscritti originali degli autori, per esempio Mosè, Davide, Isaia, Giovanni, Paolo? In realtà, di nessun libro, sia dell'Antico Testamento che del Nuovo, possediamo il manoscritto originale. Nelle più importanti biblioteche del mondo sono conservate soltanto delle copie di copie, che in prima istanza potremmo ritenere non necessariamente corrispondenti ai manoscritti di partenza. Questo ci porterebbe a dubitare della credibilità del testo che abbiamo a disposizione. Perchè dovremmo accettarlo come Sacra Scrittura, nella forma in cui si presenta oggi?
(Un'osservazione va comunque fatta: il problema degli originali non c'è soltanto per la Bibbia. Tutto quello che possediamo della letteratura classica antica è giunto a noi in copie di vari secoli più recenti rispetto agli originali).
Tornando alla Bibbia, negli ultimi tempi molti studiosi si sono dati da fare per reperire documenti quanto più antichi possibile. Alcune scoperte sono avvenute in circostanze eccezionalmente avventurose. Raccontarne la storia sarebbe quanto mai affascinante.
Comunque, possiamo affermare con sufficiente convinzione che oggi abbiamo tra le mani un testo biblico che non differisce "sostanzialmente" dagli originali, quali uscirono dalle mani di coloro che li scrissero. Tuttavia, differenze di qualche entità sono inevitabili quando ci si riferisce a testi copiati a mano ripetutamente per molti secoli.

La scrittura e gli strumenti scrittori
popoli della Mesopotamia scrivevano fin dal 3000 a.C. con i cosiddetti "caratteri cuneiformi", ed usavano in genere, come materiale scrittorio, delle tavolette di argilla: mentre erano ancora tenere, vi si imprimevano segni per mezzo di uno stiletto di legno, e poi venivano essiccate al sole, o addirittura cotte come mattoni. Centinaia di migliaia di queste tavolette sono venute alla luce durante gli scavi archeologici degli ultimi cento anni, a Ninive, Mari, Babilonia, Ur, ed in molte altre località. E' possibile che il libro della Genesi contenga elementi che risalgono ai tempi primitivi, scritti in origine su tavolette d'argilla in caratteri cuneiformi. Gli Egiziani invece non usavano le tavolette d'argilla, ma un altro materiale che era pratico per la scrittura ma meno conservabile. Con il midollo dell'arbusto di papiro, una pianta della famiglia delle canne che cresceva vicino al Nilo, essi fabbricavano dei fogli che venivano adoperati come noi oggi adoperiamo la carta. Su questi fogli di papiro essi scrivevano con una specie di penna di canna, intinta nell'inchiostro. I caratteri della loro complicatissima scrittura si chiamano "geroglifici". I fogli di papiro scritti venivano incollati uno all'altro in modo da formare un lungo rotolo. Per la lettura, questo "libro" veniva via via srotolato. Spesso poi gli Egiziani scrivevano su tavole di pietra, incidendo i caratteri con lo scalpello.

E' esposta in mostra una riproduzione ridotta della Stele di Rosetta, il cui originale si trova al British Museum di Londra. Come è noto, questo documento fornì la chiave per la decifrazione della scrittura geroglifica egiziana. Mosè, che - come dice la Bibbia - "fu istruito in tutta la sapienza degli Egiziani" (Atti 7:2), doveva conoscere certamente la scrittura geroglifica, ed anche quella cuneiforme, con la quale venivano compilati i documenti diplomatici per la corrispondenza con le altre corti dell'epoca.
In quale scrittura e su quale supporto furono dunque scritti i primi documenti biblici da parte di Mosè? Non lo sappiamo. Quello che invece sappiamo con certezza è che quando gli Israeliti si stanziarono nella terra di Canaan vi trovarono la scrittura alfabetica fenicia. Con tale scrittura alfabetica, che usava in tutto soltanto ventidue caratteri, la compilazione di un testo risultava enormemente semplificata.
Quando si tratta di testi ebraici, gli studiosi parlano di scrittura "ebraica antica" o "paleoebraica"; ma ineffetti i caratteri fenici (o cananei) e quelli paleoebraici coincidono perfettamente.

Come è noto, i Canannei-Fenici trasmisero la scrittura alfabetica anche ai Greci, i quali poi la insegnarono agli Etruschi e questi ai Latini. I caratteri che usiamo noi oggi derivano dunque dalla scrittura alfabetica fenicia. La prima lettera dell'elenco si chiamava "alef" e la seconda "beth", e gli Ebrei le chiamano ancora oggi così. I Greci le chamarono "alfa" e "beta", da cui deriva la parola "alfabeto" che è passata in tutte le lingue del mondo.

In Esodo 24:4,7 si parla del "libro del patto" su cui Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Forse poteva trattarsi di un rotolo di papiro, portato dall'Egitto. Il capitolo 36 di Geremia ci descrive per filo e per segno come si scriveva un rotolo. Questo rotolo o libro talvolta veniva scritto "di dentro e di fuori", cioè sul "recto" e sul "verso", o "fronte e retro" (cfr. Ezechiele 2:9,10; Apocalisse 5:1).

Oltre che di papiro, i rotoli per scrivere venivano fabbricati - in epoca alquanto più tarda - anche in pelle o cuoio. Sia il papiro che la pelle marciscono con l'umidità, pertanto non si sono conservati, salvo circostanze eccezionali.
(I frammenti di papiro più antichi con testi blibici sono stati trovati in Egitto, dove si sono conservati perchè il terreno è più secco. A Qumran nel 1947 furono ritrovati dei rotoli in pelle - conosciuti come i "Rotoli del Mar Morto").

Verso il 100 a.C., infine, nella città di Pergamo, in Asia Minore, fu scoperto un metodo particolare per preparare le pelli, in modo da renderle particolarmente adatte alla scrittura: da allora in poi questo materiale fu chiamato "pergamena".
I fogli però rimanevano alquanto rigidi, e pertanto non potevano essere più arrotolati. Nacquero così i cosiddetti "Codici", che sono raccolte di fogli di pergamena cuciti sul dorso, simili ai nostri libri di oggi. I più antichi manoscritti in pergamena che ci sono rimasti sono "soltanto" del IV e V secolo d.C.: si tratta dei Codici Sinaitico, Vaticano, Alessandrino, ecc.

Dalla lettura di 2 Timoteo 4:13 deduciamo che forse Paolo possedeva dei volumi simili a questi; egli infatti chiede a Timoteo di portargli a Roma, dall'Asia Minore, i libri ("ta biblìa"), cioè i rotoli, e le pergamene ("membrànas"), ossia i codici.